La Giocatrice

Credo che giocare sia un’assuefazione per cui non puó essera una cura. Forse la terapia potrebbe aiutare il malcapitato a controllare la sua tendenza a giocare, ma non gliela toglierabbe.  Molti anni fa, ho letto un testo psicologico che proponeva che il giocatore sta sempre aspettando il momento giusto, il momento perfetto da vincere. Mi era interassante quest’ idea e lei mi rimaneva. Ieri alcune amiche e io parlavamo dei problemi di giocare. Da questa conversazione é spuntato un ritratto di una giocatorice, la madre di una di noi. Giocava spesso a Monte Carlo e appena ha mancato di rovinare il patrimonio della sua famiglia, mi assicura sua figlia.

Monte Carlo in settembre era delizioso. Faceva fresco di sera e caldo di pomeriggio. Benché lei preferisse svegliarsi presto, dormiva ogni giorno fino alle dieci. Poi la giornata si stendeva di fronte a lei. Godeva l’aroma del’caffe, i suoni dei gatti circostanti, il piacere del mangiare un cornetto. Sembrava la mattina senza fine. Peró la mattina non puó durare per sempre nel tempo vero.

La giocatrice era professionale. Era anche matematica. Capiva le cifre, le probibilitá, i numeri. Sapeva quando il tempo per vincera sarebbe arrivati. Sapeva il ritmo di perdere e di vincere, ma nonostante questa conoscenza, lei é stata costretta a soffrire il cambiemento della fortuna. Per lei il tempo continuava sempre nel presente in cui stava aspettando il monmento fatidico.

La notte giusta é arrivata. Le dieci, ha calcolato, sarabbero l’ ora in cui avebbre vinto. Ha indossato la sua camicia preferita, quella nera, e gli orecchini e la collana di aquamarina. Per questa scienziata sufficiente di sapere che la portafortuna non esiste, ma anche era abbastanza avveduta da accorgersi che se un vestito o un gioello particolarle la facessse sentire destinata a vincere, lei farebbe una figura da attirare la fortuna.

Alle dieci e un quarto si sedeva al tavolo di gioco. Adesso era il tempo migliore – quando stava anticipando che il momento giusto arrivasse. Non c’era niente da fare che rimanere lá, aspettando, non respirando.

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