Storyteller Strega

Villa Spanelli, Naples, Italy

Maria was the only one who could calm Isabella when she was in the throes of an emotional collapse.  No matter how I tried to hold her close, rock her, pat her back, she would wriggle out of my grasp and I would follow her around the villa, grabbing her to prevent any destruction of precious statuary.

In response to Isabella’s sobs, Maria always appeared – in whatever room my vain efforts at comfort happened to be taking place.

 

Maria was always calm and that serenity had a soothing effect on Isabella.  Maria seemed to be possessed of some ancient wisdom – long-kept secrets and stories that have been floating around the villa and the city since the beginning of time.

“Come,” Maria would say in Italian, which Isabella could speak fluently, but which I was only just beginning to comprehend, “you see how your crying makes your mamma sad.  Let’s go all three of us to my rooms.  I will make us a cup of tea and tell you a story.”

And Isabella would cease mid-tantrum!  I was always relieved by Maria’s quiet manifestation.  Her room were far from the family’s apartment.  How did she know?  I was always jealous of Maria.  What did she know about my child that I didn’t?


Maria had her own small kitchen where she brewed a strange kind of tea – made of roots and herbs.  It was bitter and sweet at the same time.  To this she added honey and a slice of orange.  She on the calming effects of this brew.

Isabella would sit on the floor while Maria was making her potion.  Usually out of nowhere would emerge Maso, Maria’s black tomcat.  

“He is a good cat,” Maria would say.  “See, he has a kind face.”

He was all black, with green eyes which I loved.  I would be sitting on the small couch by the fireplace.  Maso would jump on my lap.

When the tea was served, Maso would move to the side and Isabella would climb onto my lap in his place.  And Maria would begin a story.  I was grateful for her tales for I had no books to read to Isabella.  In those days books in English were hard to come by in Italy.  Maria knew all the old myths and superstitions.  Reciting these, she transmitted to Isabella the wisdom of the ancients.  I was happy for Maria to give Isabella what I couldn’t.

“What story shall we tell today?” began a period of tender serenity.

 

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Racconti di Sebastiano e la mia gioventu perduta

Naples from Hotel Paradiso
Vista dalla villa

Il luogo del passato

Ogni tanto un’immagine dei tempi passati mi pare, nonostante che io non l’avessi mai richiamata.  Mi capita sempre in qualche parte di Greenwich Village, e di solito verso sera, quando la luce del pieno pommeriggo comincia a sbiadire.  Un’immagine del mio primo amore sembra sfiorarmi il viso e poi se ne va, mi faccendo rabbrividire, ma di spavento o di felicitá, non lo so. 

La settimana scorsa mi é capitato  nella stazione metropolitana di West Fourth Street.  Stavo sul treno E .  Non avevo nessun’intenzione di scendere lá, ma per forza passavo per questa maledetta stazione prima di arrivare alla stazione Spring Street.  Qui avrei incontrato la mia amica Janna per cena in un ristorante molto alla moda, come le piace. 

Ero lontano da pericolo adesso.  Vivevo fuori dalla cittá, in una casa che dava sul mare.  Tutto que é aperto, non chiuso com’era la villa dove vivevo con Sebastiano.  Questa villa era stata circondata da mura, e c’era una piscina profonda in mezzo.  La casa del mio amore.

Non sarei mai scesa a West Fouth Street, ma al momento giusto quando il treno si é fermato in stazione, ricordavo che non avevo soldi con me.  Sapevo che c’era una banca vinco alla stazione.  Anni fa, questa banca fu O. Henry’s Steak House.  Qui, d’abitudine, mi aspettava Sebastiano, il mio amore.  Ho ricordi felici dei pasti che abbiamo mangiato in questo luogo, o al meno che ho mangiato io – manzo sanglante e una bella quantitá di vino rosso.  Lui non mangiava mai niente. 

Salivo la scala per ragiunggere la banca e Lui era lá per strada.  Vedevo Sebastiano di fronte alla porta, com’era la sua consuetudine molto tempo prima.  Ma forse non era una fantasama.  Quando mi sono avvicinata, un ratto mi passava di corsa e mi guadarva con tenerezza.

 

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Il rimpianto

Allora, sono un pò sorpresa di trovarmi una donna anziana, sola e senza figli.  Quando ripenso alla mia vita, mi chiedo che cosa avrei dovuto fare diversamente.

Prima di tutto, non avrei dovuto sposare Sebastiano. Quel diavolo vive ancora e benché mi voglia sempre bene, credo che sia meglio evitarlo.  Non molti giorni fa l’ho visto nella stazione metropolitana di West Fourth Street.  Passava vicino a me e mi gettava uno sguardo triste e bramoso.  Ho fatto finta di non vederlo.

All’inizio del nostro matrimonio, mi sembrava che la vita con Sebastiano sarebbe stata esotica e piena di aventura.  Volevo scappare dalla mia famiglia stretta e borghese.  Volevo trovare amiche oltre quelle che avevo e che non mi piacevanno.  L’ho fatta finita con Janna .  Lei sfruttava di tutti e viveva sulle spalle degli altri.  Ed anche con Arabella.  Quella pretendeva di essere premerosa, ma in fatti provava a intromettersi negli affari delle sue amiche  Sebastiano mi offriva independenza.

Ma c’é bisogno di rifletterci.  Se non avessi sposato Sebastiano, non avrei avuto Isabella.  Sopratutto rammarico come sia stata breve la sua vita.  Se potessi fare qualche passo indetro, l’avrei badata meglio – molto meglio.  Non l’avrei mai portata in quella piscina maledetta di fronte alla nostra villa.  Darei tutto quello che ho realizzato dopo – bellezza, soldi, fama – se potessi tornar al fatidico giorno e se non mi fossi addormentata nel sole, anche per un attimo, anche se fossi stanca da morire.

Alle fine, ero benedetta solo con Isabella.  Le altre cose che la vita mi ha regalato mi valgono meno di niente.  Non guarirò mai di averla persa.